Unantica leggenda
transilvana narra di una maledizione che
costringe alcuni defunti ad alzarsi di
notte dalla bara in cui giacciono, per
recarsi a caccia di esseri umani, colti
da sete atroce ed insopprimibile del loro
sangue caldo. I vampiri sono dotati di
poteri soprannaturali; possono volare,
hanno una forza incredibile, possono
mutarsi in nebbia incorporea oppure in
pipistrelli, lupi, topi ed altri animali.
Gli specchi non riflettono la loro
immagine ed è necessario che siano
invitati allinterno di un
appartamento perché possano varcarne la
soglia, che resta altrimenti loro
interdetta. I crocefissi, lacqua
santa e laglio risultano
insopportabili ai mostri della notte,
così come le luce solare, che può
ucciderli in pochi secondi, bruciando le
loro membra. Per distruggere un vampiro
bisogna dissotterrarne il corpo -o
comunque aprire la bara in cui riposa
durante il giorno- e trafiggere il suo
cuore con un paletto di frassino; per
maggiore sicurezza, è opportuno
recidergli infine la testa. Charles
Ferdinand von Schertz narra nella sua
"Magia postuma" di un vampiro
boemo che allinizio del XVIII
secolo uccideva le vergini di un
villaggio solo chiamandole per nome. Fu
dissotterrato e bruciato; solo allora
tornò la quiete nel paese. I vampiri in
Italia non hanno sicuramente una grande
tradizione, tuttavia sono presenti con
una degna rappresentanza. Nei dintorni di
Lucca le tradizioni popolari segnalano
una casata di fameliche streghe vampire,
che succhiano il sangue dallombelico
dei bambini. Sul colle di Asiago si
aggira una vampira che paralizza le
vittime con lo sguardo prima di nutrirsi
attaccandosi avidamente alle loro
giugulari. Un modo tutto italiano di
allontanare i vampiri consiste nel
chiudere i pugni con i pollici allinterno,
allontanando contemporaneamente i piedi
dalla propria persona. Per tentare di
guarire dal morso vampiresco si deve
bollire la mollica di un pane con tre
spicchi daglio in due litri di
vino. Quando il decotto assume la
consistenza del sangue, bisogna spalmare
limpiastro ancora caldo sul petto
del malato.
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