ROMA - Conto alla
rovescia per la sopravvivenza della
Terra. Stando all'ultimo apocalittico
rapporto del Wwf, ci resta poco meno di
mezzo secolo di vita. Nel 2050,
saccheggiato dalla voracità dell'uomo,
privato delle sue risorse naturali, il
nostro pianeta finirà di esistere come
unica oasi del Sistema solare capace di
alimentare la vita e si ridurrà a uno
sterile ammasso di rocce. A quel punto la
popolazione umana, che avrà superato il
limite dei 9 miliardi di abitanti, dovrà
cercarsi non uno, ma due pianeti gemelli
della Terra. Buona Fortuna. Un po'
disperato e un po' provocatore, il
rapporto del Wwf intitolato The Living
Planet sarà presentato domani a
Ginevra, ma buona parte dei suoi
contenuti sono stati anticipati ieri dal
settimanale londinese The Observer.A
parte le conclusioni volutamente
paradossali, la base del rapporto
consiste in un'attendibile e minuziosa
indagine scientifica sul deterioramento
di ecosistemi, risorse e specie viventi
rilevato negli ultimi 30 anni. Tre decadi
in cui i ritmi di consumo delle società
più industrializzate sono cresciuti in
modo da diventare insostenibile per le
riserve della Terra. Gli esperti del Wwf
calcolano che, solo nel periodo
considerato, è stato distrutto circa un
terzo degli ecosistemi naturali, fra
ambienti marini di acque dolci e
forestali. "Ma l'aspetto più
importante del rapporto, che esce con
cadenza biennale, è l'avere ricavato due
indici importantissimi, in grado di
esprimere in termini scientifici rigorosi
e in maniera sintetica lo stato di salute
complessiva del pianeta - spiega
Gianfranco Bologna, portavoce del wwf
Italia. Il primo indicatore è l'impronta
ecologica, che rappresenta la pressione
della specie umana sulle risorse mondiali
e che si esprime in ettari pro-capite
IL
RAPPORTO
OCEANI
E FORESTE
La
varietà delle specie
viventi nelle acque
salate si è ridotta del
3,5%;
quella
delle acque dolci del
55%. Le foreste hanno
perso il 15% di
superficie
PESCI
E UCCELLI
La
pescosità dei mari
declina: i merluzzi del
Nord Atlantico sono
passati da 264.000
tonnellate a
60.000.
In
molti Paesi europei gli
uccelli registrano
riduzioni fra il 70% e il
90%
ANIMALI
SELVAGGI
Elefanti,
tigri e rinoceronti hanno
subito decimazioni
gravissime
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. L'altro
è l'indice di biodiversità che dà una
misura del declino delle specie viventi
" Ebbene, come calcolano gli esperti
del Wwf, oggi per non far morire il
pianeta dovremmo avere un'impronta
ecologica di circa 2, mentre si va da 10
degli Usa, a 5 dell'Europa occidentale a
2 dell'Asia Centrale, fino a 1
dell'Africa. L'indice complessivo di
biodiversità, è passato da 100 a 65.
"Tutto questo serve a dire ai
governi del pianeta che le parole non
bastano più: ci vogliono azioni e
impegni concreti, con precise scadenze
per diminuire la pressione delle società
umane sul pianeta e riequilibrare la
distribuzione della ricchezza".
Franco Foresta
Martin
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