UFO Superstar, di Roberto Malini

 

Gli anni ‘50 e i primi ‘60 furono tempi d’oro per gli appassionati di ufologia. L’ipotesi che civiltà aliene avessero visitato la Terra in moltissime occasioni, lasciando tracce concrete; quella che alcuni dischi volanti fossero caduti sulla Terra stessa e si trovassero in possesso dei governi; la prospettiva -infine- che un giorno gli extraterrestri avrebbero potuto sbarcare nel nostro mondo con intenzioni benevole o bellicose: tutte queste teorie e fantasie si affermarono presso l’opinione pubblica proprio in quel periodo. Negli anni ‘50 il fenomeno UFO dilagò dall’America all’Europa, si affermò presso gli addetti ai lavori l’ipotesi extraterrestre, furono aperte le principali associazioni ufologiche del mondo, si registrarono casi memorabili, uscirono testi fondamentali (tra gli altri, l’articolo The Flying Saucers are Real di Keyhoe, apparso sul numero di gennaio 1950 della rivista True; i libri Inside the Space Ships di Adamski, Flying Saucers di Menzel, Mystérieux Objets Célestes di Aimé Michel), la Commissione d’Inchiesta Americana svolse i suoi lavori con il più famoso nome in codice: Blue Book. Lo stesso periodo è stato incredibilmente fortunato anche per il cinema fantascientifico dedicato ai dischi volanti, agli alieni invasori, ai mostri venuti dallo spazio o dai recessi sconosciuti della Terra. Hollywood ripropone ancora ai nostri giorni -attraverso film come Independence Day, Mars Attacks! e Men in Black- le atmosfere catastrofiche, terrificanti e sorprendenti che hanno regnato sul grande schermo in quegli anni; atmosfere capaci di richiamare ancora il grande pubblico, di emozionarlo e di mozzargli il fiato. Nessun budget, però, e nessun effetto speciale possono ricreare avventure di fantasia pura, all’insegna dello straordinario, come "Ultimatum alla Terra", "La Cosa da un altro Mondo", "Tobor", "La Guerra dei Mondi".

Nel 1902 Georges Méliès gira Voyage dans la Lune, film di tredici minuti ispirato ai romanzi di Jules Verne e H.G. Welles. Per la prima volta gli alieni appaiono sul grande schermo, sotto forma di umanoidi con chele e teste di gambero, ostili ai visitatori terrestri. Il film, lungo e costosissimo per i tempi, riscuote un successo memorabile in Europa e negli Stati Uniti, dove ben presto ne circolano copie pirata. Il buon giorno si vede dal mattino. Un extraterrestre ci renderà la visita già nel 1908, con il film di 15 minuti When the Man in the Moon seeks a Wife (Quando l’uomo della Luna cerca moglie) di Percy Stow. La trama, scritta dall’umorista britannico Langford Reed, vede un abitante della luna scendere sul nostro pianeta in cerca di moglie. Trovata la ragazza giusta, il romantico alieno la conduce in... luna di miele. Una versione fantascientifica del Racconto di Natale di Dickens è alla base di A message from Mars (Un messaggio da Marte) di J. Wallet Waller, film del 1913 in cui un marziano aiuta un uomo avido, insensibile, crudele ed egoista a ritrovare la via del cuore. Nel 1921 Maxwell Karger realizzerà un remake della pellicola. La rivoluzione del proletariato marziano, sintetizzata dall’equazione Mars=Marx, è il tema originale di Aelita di Jakov Protazanov, del 1924. E veniamo agli anni d’oro del cinema di fantascienza. Nel 1951 Edgard G. Ulmer gira in una settimana, facendo uso dei set del film Giovanna d’Arco, The Man from Planet X (L’uomo del Pianeta X), in cui un visitatore spaziale scopre a poco a poco l’avidità e la malvagità della razza umana. Inseguito dalla scienza, senza scrupoli e bramosa di impadronirsi dei suoi segreti, l’alieno verrà infine ucciso dai militari. Forse ispirandosi a questa pellicola, Nicholas Roeg girerà nel 1976 il bellissimo The Man who fell to Earth (L’uomo che cadde sulla Terra), con la star ermafrodita David Bowie. The Thing (La cosa da un altro mondo) del 1951 presenta una figura di extraterrestre ostile all’umanità. Rinvenuto in mezzo ai ghiacci, il pericoloso alieno è l’evoluzione di una specie vegetale. Il regista Howard Hawks ha creato un’opera capace di provocare vera paura nel pubblico. John Carpenter ne realizzerà il remake nel 1982. War of the Worlds (La guerra dei mondi) del 1953 è il grande capolavoro di Byron Haskin. Tratto dal romanzo di H.G. Wells il film, sorretto da una straordinaria fotografia e da effetti speciali di grande impatto, presenta la guerra tra la flotta marziana e le forze armate terrestri. Il coraggio dei terrestri sarà premiato da un fatto puramente casuale: un virus presente nell’atmosfera del nostro pianeta, innocuo per gli indigeni, letale per i visitatori. Un mostro spaziale dà la caccia agli ultimi superstiti della Terra, distrutta dai Ro-Mans, nel film Robot Monster, girato da Phil Tucker nel 1953. Invaders from Mars (Gli invasori spaziali), di William Cameron Menzies, sempre del 1953, vede gli alieni celati in una base sotterranea attentare alla libertà della razza umana. Una seducente aliena a caccia di maschi terrestri è la protagonista di Devil Girls from Mars del 1955, diretto da David McDonald. Earth Vs. the Flying Saucers (La Terra contro i dischi volanti) del 1956 è un film nato sull’onda di ‘La guerra dei mondi’. Gli effetti speciali di Harryhausen sono eccellenti come sempre, tuttavia l’opera di Fred Sears risente del paragone con il capolavoro di Haskin. Sempre del 1956 è la pellicola di Ed Wood, il peggior regista di tutti i tempi, Plan 9 from Outer Space, divenuto film di culto proprio per la sua bruttezza. La storia è quanto mai strampalata. Falliti otto piani di invasione della Terra, gli extraterrestri attuano il nono: resuscitare i morti e telecomandarli all’invasione del pianeta. Uno dei più bei film di fantascienza mai girati è Invasion of the Body Snatchers (L’invasione degli Ultracorpi), diretto nel 1956 dal grande Don Siegel. I baccelli extraterrestri che sostituiscono gli esseri umani con creature senz’anima sono un’allegoria della spersonalizzazione, sia che essa nasca dalla mancanza di libertà propria dei regimi non democratici, sia che tragga origine dai fenomeni massificanti, dove l’avere viene prima dell’essere e l’appartenere prima dell’ esprimersi. Il film ha avuto due remake, il primo realizzato nel 1978 da Philip Kaufman, il secondo nel 1992 da Abel Ferrara. Film di serie B, tutto da ridere, è il giapponese Chikyu Boeigun (I Misteriani) del 1957, diretto da Inoshiro Honda. Il 1957 può essere meglio ricordato per Quatermass 2 (I vampiri dello spazio) di Val Guest. L’opera mostra un’invasione aliena già in corso. Il nemico si cela in una base sotterranea ed ha la facoltà di impadronirsi dei corpi dei terrestri. I governi, le forze armate, i maggiorenti: tutto ormai è controllato dagli extraterrestri, che rappresentano metaforicamente le intelligenze occulte capaci di guidare -quasi senza apparire- i destini degli stati. Dal talento di Nathan Juran, il film di culto del 1957, 20 Million Miles to Earth (A 30 Milioni di chilometri dalla Terra), in cui un dinosauro spaziale si scontra con un elefante e viene infine distrutto dalle armi da fuoco terrestri. Il film presenta i fantastici effetti speciali di Harryhausen e si svolge a Roma. Botte e cervelli caduti sulla Terra sono alcuni degli ingredienti del pazzesco Brain from Planet Arous del 1958, sempre di Juran. Un altro ‘cult’ è sicuramente The Blob (Fluido mortale) di I.S. Yeaworth Jr., del 1958, in cui Steve McQuinn ed altri eroi terrestri combattono l’indimenticabile gelatina aliena, scoprendo che il freddo è il suo punto debole. Alieni subdoli e conquistatori anche in I Married a Monster from Outer Space (Ho sposato un mostro venuto dallo spazio) del 1958, diretto da Gene Fowler. Tratto dal romanzo di John Whyndam "I figli dell’invasione" è il capolavoro di Wolf Rilla del 1960: Village of the Damned (Il villaggio dei dannati), in cui gruppi di fanciulli con DNA alieno biondi, freddi come il ghiaccio, incapaci di provare sentimenti e dotati di straordinari poteri mentali sono lo strumento letale di invasione della Terra. George Sanders, in un’interpretazione memorabile, fronteggia, armato di coraggio e intelligenza, uno di questi gruppi. Lui e il residuo di umanità celato in uno dei piccoli alieni saranno i vincitori finali, dopo la battaglia mentale che si svolge nella magistrale scena della ‘muraglia’.