Le pile di
Baghdad
Presso il Museo delle
Antichità di Baghdad, in Iraq, sono
custoditi alcuni oggetti antichi di
2/3.000 anni, riconoscibili come batterie
a secco costruite secondo il principio
galvanico. Lo sperimentatore americano
Willard Gray costruì qualche tempo fa
batterie identiche a quelle e ne
constatò il perfetto funzionamento.
Alcune delle pile di Baghdad contengono
elettrodi in rame; furono ritrovate nei
dintorni dellattuale capitale
irachena. Oggetti simili, di maggiori
dimensioni, furono rinvenuti da
spedizioni archeologiche anche presso
siti risalenti alla civiltà dei Parti.
Lo storico ed ingegnere statunitense
Sprague de Camp e molti studiosi
ritengono probabile luso di energia
elettrica in tempi precristiani. Lenigma
è: come poterono quei popoli progettare
apparecchi così lontani dalla loro
realtà storica? Gli assertori della
preastronautica non hanno dubbi: le
batterie furono uno dei tanti doni -o
insegnamenti- offerti ai nostri antenati
da una civiltà aliena. E tuttavia
possibile che, nellàmbito di una
particolare operazione magica di natura
alchemica, fosse previsto il compimento
di un rituale attraverso lunione di
metalli diversi. Del resto, la chimica
-una scienza esatta- non fu precorsa dallalchimia,
consistente in una serie di operazioni
fisiche, metafora di una trasformazione
dello spirito?
Proiettili preistorici
Nel Museo Paleontologico
di Mosca è conservato un cranio di
bisonte riportante sulla parte frontale
un foro perfettamente circolare, simile a
quello di un proiettile. Presso il Museo
di Storia Naturale di Londra è custodito
il cranio di un ominide con un foro nella
zona temporale identico a quello del
bisonte russo. I due reperti sono
databili, come minimo, 3.000 a.C. Lipotesi
extraterrestre, confortata dalle
indicazioni di patologi legali, è che
durante la preistoria gli alieni
avrebbero visitato molte volte il nostro
pianeta e, in alcune occasioni, spinti
dalla necessità (o al fine di mettere
sulle loro tracce gli archeologi del
futuro), avrebbero fatto uso delle loro
armi. Unanalisi improntata alla
razionalità non può escludere che i
nostri progenitori abbiano effettuato con
strumenti semplici, forse per fini
rituali, raschiamenti attorno ai buchi
aperti su quei crani dopo averne
asportato la materia cerebrale. Da quella
lenta operazione di lima sarebbe così
derivata la perfetta circolarità dei
fori.
Il computer di Antikythera
Non lontano dalla costa di
Antikythera, isola dellarcipelago
greco, alcuni pescatori di spugne
scoprirono nel 1900 il relitto di una
nave affondata intorno al I secolo a.C.
A bordo furono trovate
statue in marmo e bronzo, manufatti e uno
strano oggetto coperto di incrostazioni
marine. Ripulito accuratamente, loggetto
si rivelò composto da una lastra bronzea
riportante simboli geometrici ed
iscrizioni e da oltre quaranta rotelle.
Esaminato dallarcheologo Valerios
Stais, dal fisico Derek J. De Solla Price
e da altri esperti, esso si rivelò una
sorta di macchina calcolatrice
astronomica dotata di una precisione
quasi assoluta. Ufologi e studiosi di
preastronautica sono sicuri che si tratti
di una macchina donata agli uomini da
visitatori non terrestri oppure dellimitazione
fatta da mani umane di un modello di
"computer" alieno. Ruote
magiche ed astrologiche sono tuttavia
menzionate da molti testi antichi;
esemplare "Lincantatrice"
di Teocrito. Si potrebbe dunque vedere
nelloggetto misterioso di
Antikythera uno strumento usato dagli
astrologi per oroscopi ed altre
previsioni.
Il robot di Bogotà
Gli antichi Egizi erano in
grado di creare uccelli meccanici capaci
di cantare melodiosamente. In tutte le
civiltà antiche i fabbri abbinavano alla
capacità manuale doni divini. Diverse
forme di automi compaiono nelle
differenti mitologie. La civiltà ebraica
tramanda da tempi lontanissimi la
leggenda del Golem. Gli alchimisti
medioevali tentarono di animare ciò che
non ha anima, di creare lhomunculus.
Un mistero davvero affascinante circonda
un oggetto antico conservato presso la
Banca Centrale di Bogotà, in Colombia.
Il suo aspetto ricorda indubbiamente
quello di un robot e ci si aspetterebbe
di vederlo più in un vecchio film di
fantascienza che in un deposito di
antichità. Larte delle civiltà
precolombiane si avvaleva tuttavia di
forme e simboli assai differenti da
quelli in uso presso le civiltà
euroasiatiche. Divinità come il Dio del
Bastone delle Ande centrali o lAzteco
Tlaloc hanno, ai nostri occhi, un aspetto
alieno, così come certi
glifi e decorazioni. Di conseguenza, è
possibile che il robot di
Bogotà altro non sia che la
rappresentazione di un essere divino
realizzata dalla mano di un artista
appartenente a una civiltà che ancora
oggi fatichiamo a comprendere.
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