Nellantichità umana
più remota, il potere di scagliare
fulmini era considerato retaggio delle
grandi divinità, da El a Baal, da Zeus a
Rudra. Il Rigveda definisce il fulmine
come la "nobile freccia"; i
grandi poemi indiani paragonano le
scariche elettriche che vengono dal cielo
a silenziosi serpenti aerei; fulmini sono
anche le frecce di Shiva. Esistono
tuttavia storie e leggende risalenti alle
epoche greco-romana e medievale secondo
le quali uomini -e non divinità del
cielo- sarebbero entrati in possesso
della facoltà mortifera di provocare i
fulmini. Geoffrey Gorer racconta nel suo
libro Africa dances di come egli sia
stato testimone di una pioggia di fulmini
provocata deliberatamente dai sacerdoti
africani del dio Heviosso, a cielo
sereno, presso il tempio dedicato al
nume. Nel libro "Luce e ombra",
scritto nel 1947 dal dottor Vittorio
Gianturco, medico italiano che visse per
molti anni nel Congo, sono riportati
alcuni casi di uomini periti a causa di
fulmini scagliati sotto forma
di maledizione dai loro nemici. La tribù
africana degli Zulu conosce numerose
cerimonie di protezione contro i fulmini,
tra le quali una denominata ukubethela,
che comporta il sacrificio di una pecora
nera, le cui carni vengono poi mescolate
a sostanze magiche e incenerite. Le
ceneri sono quindi sparse in particolari
punti del villaggio e ingerite dagli
abitanti. Secondo una favola regionale, i
maghi e gli adoratori del diavolo della
val Chisone, in provincia di Torino, sono
capaci di lanciare dalle pendici dei
monti fulmini globulari che neppure lacqua
può estinguere.
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