Questo articolo e' tratto
dal sito internet di RiLL -
Riflessi di Luce Lunare, un gruppo romano
che
opera nell'ambito del mondo ludico e
letterario (con
l'omonimo Trofeo per il miglior racconto
fantastico)
http://www.rill.it
Nonostante tanti
"esperti" partecipino a
talk-show e scrivano tomi immensi su
tutti gli inspiegabili eventi di
attualità di cui si sente talvolta
parlare, nessuno cita mai il Pioniere
dell'incredibile, l'Eremita del Bronx,
Charles Hoy Fort.
Questi, tra l'800 e il
'900, è stato il primo indagatore del
mistero: ha classificato, schedato,
riordinato per gruppi tutti i fenomeni
inspiegabili realmente comprovati e
citati nelle migliaia di riviste da lui
controllate in vita (tra le tante
ricordiamo: l'American Almanach del 1833,
il London Times -annate 1880-93-,
l'Annual Record of Science, il
Philosophical Magazine, Les Annales de la
Societè Etimologique de France, la
Monthly Weather Review, l'Observatory e
il Meteorogical Journal).
Con questo articolo voglio
rendere omaggio alla sua memoria e al suo
mastodontico lavoro, che ha introdotto
una nuova e incredibile visione del
mondo.
Vorrei però ricordarlo
anche come un uomo dalle molteplici
attitudini, assolutamente unico, come
dimostra il suo hobby di giocare da solo
a scacchi su una scacchiera (da lui
inventata) di 1600 caselle.
Thank you, Charles!
La Vita e le Opere
Charles Hoy Fort nasce ad
Albany il 6 agosto 1874, maggiore di tre
figli, da una famiglia di immigrati
olandesi.
Nel 1892 lascia la casa
paterna, a causa del dispotismo del
padre, per lavorare come reporter a New
York. Dalla fine del 1892 al 1896
viaggerà molto, arrivando fino a
Capetown (Sudafrica) dove contrarrà la
malaria.
Sempre nel 1892 si sposa,
a New York, con la giovane governante di
famiglia Anna Filan.
Dal 1893 vive poveramente
nel Bronx con lei, vendendo
saltuariamente i suoi racconti a vari
giornali e riviste e comportandosi come
un eremita (nota era la sua pirofobia,
causata anche dalla paura che bruciasse
l'incommensurabile mole di riviste e
giornali che teneva in casa).
Nel 1900 finisce la sua
autobiografia, Many Parts.
Nel 1905, a 31 anni,
comincia a lavorare per una casa
editrice, riuscendo a vendere bene i suoi
scritti a Theodore Dreiser (scrittore e
giornalista, uno dei maggiori romanzieri
statunitensi d'inizio secolo, NdP), che
poi diventò suo intimo amico.
Dal 1906 frequenta
assiduamente la libreria pubblica di New
York (un luogo bellissimo!!!, NdP).
Sempre in questi anni,
inizierà ad avere frequenti crisi
depressive e scriverà la raccolta di
racconti The Outcast Manufacturers.
Nel 1915 scrive un
pamphlet sconcertante, X and Y, dove
parla di due strane civiltà -chiamate
genericamente X e Y- che controllano la
nostra. Intanto, Dreiser lo convince a
cominciare il suo primo libro: The book
of the Damned.
Nel 1916 la fortuna
comincia a girare anche per Fort, che si
concentra solo sulle sue ricerche.
Nel 1919 pubblica The book
of the Damned, che produrrà negli
ambienti intellettuali newyorkesi una
vera rivoluzione: in esso si dichiara per
la prima volta che sulla nostra terra
arrivano dei visitatori da altri mondi, e
che la concezione del nostro mondo è
errata e semplicistica.
Nel 1920, vittima di una
forte crisi depressiva, brucia
(purtroppo) più di 40.000 delle sue
annotazioni.
Nel 1921 si trasferisce
con la moglie a Londra, dove lavora alla
sua nuova opera, New Lands. Qui frequenta
giornalmente la British Library e visita
molti musei, in cerca di materiale.
Nel 1923 esce New Lands
(alcune fonti parlano del 1921), un
attacco in toni satirici alla pomposità
degli astronomi.
Nel 1929 torna nel Bronx.
Nel 1931 finisce Lo!,
libro che introduce l'idea del
teletrasporto, e Wild Talents, pubblicato
postumo. Comicia a perdere
progressivamente la vista.
Charles Hoy Fort muore il
3 maggio 1931, per una malattia
sconosciuta.
Studi e Teorie
Nell'arco della vita,
Charles Fort catalogò migliaia e
migliaia di eventi strani, tutti
accertati e citati nelle più disparate
riviste (da quelle di astronomia a quelle
di zoologia).
Eccone alcuni esempi:
"...2 Novembre 1819:
pioggia rossa su Blankemberg... 14
Novembre 1902: pioggia di fango in
Tasmania... 30 Giugno 1892: pioggia di
rane a Birmingham... 24 Gennaio 1891:
fiocchi di neve grandi come sottocoppe a
Nashville... 5 Luglio 1853: un iceberg
volante si abbatte a pezzi su Rouen... 30
Novembre 1880: esseri alati nel cielo di
Palermo a ottimila metri di altezza... 22
Novembre 1821: urli echeggiano sul cielo
di Napoli...".
E ancora: caravelle di
viaggiatori celesti, ruote luminose nel
mare, aeroliti, piogge di carne e di
zolfo, bare di piccoli esseri venuti da
altrove fra le rocce di Edimburgo, sfere
di fuoco, impronte di un animale favoloso
nel Devonshire, impronte di ventose su
montagne, macchine nel cielo, strani
movimenti di comete, cataclismi
inspiegabili, iscrizioni su meteoriti,
neve nera, lune blu, temporali di sangue,
precipitazioni di materia vivente, città
volanti...
Il tutto catalogato in
più di 25000 annotazioni, che trattano
queste e altre voci ancora.
Nei suoi scritti troviamo
un grande scetticismo nei confronti della
scienza; prendiamo ad esempio una
citazione da Wild Talents: "...C'e
una grande differenza tra le
dichiarazioni autorevoli e le mie
espressioni. E' la differenza che passa
tra gli studi sull'atomo e gli eventi di
tutti i giorni... Dissimile è la mia
mente, nella quale tutte le cose sono
fenomeno di studio, e quindi sono dati...
Siccome elettroni e protoni sono cose
piccole allora sono degne di studio,
mentre pensionati e vagabondi sulle
panchine del parco non possono essere
studiati solennemente...".
E ancora: "...Nella
topografia dell'intelligenza, si potrebbe
definire la conoscenza come l'ignoranza
circondata dal riso... Temo proprio che
si debba dare alla nostra civiltà mondi
nuovi in cui le rane bianche avranno
diritto di vivere...".
Quando vennero pubblicati,
i suoi lavori non furono gratificati da
maestosi elogi: alcuni dichiararono che
era il "ramo d'oro" dei matti
(con riferimento all'omonima opera
dell'antropologo James Frazer,
ricchissima raccolta di dati sulle
pratiche e i riti magico/ religiosi delle
società antiche, NdP), altri dissero che
erano mostruosità letterarie, solo pochi
si espressero a favore.
La visione fortiana del
mondo è sconcertante : "...E se la
terra non fosse reale in quanto tale? Se
essa non fosse che qualcosa d'intermedio
nel cosmo? La terra non è affatto
indipendente, e la vita su essa forse non
è affatto indipendente da altre vite, da
altre esistenze negli spazi...".
Fort considera il nostro
mondo come una specie di isola,
circondata da arcipelaghi sconosciuti:
"...Piogge e nevi nere, fiocchi di
neve nera come ghiaietto. Scorie da
fonderia cadono dal cielo nel mare della
Scozia. Le si trovano in così grande
quantità che potrebbero rappresentare la
resa globale di tutte le fonderie del
mondo. Penso ad un'isola vicino a una
rotta commerciale transoceanica. Essa
potrebbe ricevere molte volte l'anno
relitti provenienti da navi di passaggio.
Perchè non relitti o
scorie di navi interstellari?
Ho l'impressione che sopra
le nostre teste esista una regione
statica, in cui le forze di gravità e
metereologiche terrestri sono
relativamente inerti, e che essa riceva
dall'esterno prodotti analoghi ai
nostri...".
Secondo Fort,
l'impossibilità di spiegare molti
fenomeni dipende dalla nostra prospettiva
delle cose, canonizzata e convenzionale,
quindi non pronta a percepire il reale
significato di questi avvenimenti:
"...Appare una nuova stella: fino a
che punto differisce da certe gocce di
origine ignota che sono state notate su
una pianta di cotone
dell'Oklahoma?..."; e ancora:
"...Se non ci sono significative
differenze non è possibile definire una
cosa come significativamente diversa da
un'altra. Che cos'è una casa? Un fienile
è una casa, a condizione che ci si viva.
Ma se la residenza costituisce l'essenza
di una casa, piuttosto che lo stile
architettonico, allora un nido di uccelli
è una casa. Non serve il criterio che di
fatto la occupi l'uomo, dato che i cani
hanno la loro casa, nè il materiale di
cui è fatta, dato che gli esquimesi
hanno case di neve. E due cose così
significativamente diverse come la Casa
Bianca e il guscio di un granchio
solitario si rilevano contigue... Tutte
le apparenze sono ingannevoli poichè
fanno parte di uno stesso spettro. Il
piede di un tavolo non ha nulla di
positivo, non è che la proiezione di
qualche cosa. E nessuno di noi è una
persona poichè fisicamente siamo
contigui a ciò che ci circonda, dato che
psichicamente non ci giunge altro che la
nostra espressione dei nostri rapporti
con ciò che ci circonda.
La mia posizione è la
seguente: tutte le cose sembrano avere
un'identità individuale ma non sono che
isole, proiezione di un continente
sottomarino, e non hanno contorni
reali... Tutto ciò che ci circonda è
una qualche parte di qualcosa che a sua
volta è parte di un'altra: in questo
mondo non c'e niente di bello, solo le
apparenze sono intermedie tra bellezza e
bruttezza. Solo l'universalità è
completa, solo il completo è
bello..."
Riguardo alle relazioni
tra noi e i visitatori dello spazio, Fort
spiega così perche loro non comunicano
con noi: "...Se potessimo,
educheremmo, civilizzeremmo maiali, oche,
mucche? Saremmo così intelligenti da
stabilire relazioni diplomatiche con una
gallina che faccia le uova per trarre
soddisfazione dal senso della sua
compiutezza? Io credo che siamo dei beni
immmobili, accessori, bestiame..."
Per Fort la terra non è
nient'altro che una no man's land, che
altri coloni hanno esplorato e
colonizzato, e poi si sono disputata fra
loro. Forse per Fort siamo una proprietà
di qualcuno di questi colonizzatori, e
magari c'è qualcuno tra noi che conosce
la verità (una specie di "capo-
mandria") e che -all'oscuro di
tutti- ci dirige secondo delle istruzioni
verso misteriose funzioni.
La versione fortiana del
non siamo soli non è certo ottimista,
diciamolo chiaramente, ma secondo me
forse è più vicina alla realtà di
quanto vogliono far credere tanti
"esperti" di rapporti con
extraterrestri, per cui tutto è
"fratellanza" e serve alla
nostra "evoluzione spirituale".
Magari la definizione dell'universo come
grande "pollaio" cosmico sarà
poco solenne e soprattutto poco allegra,
ma la verità e la conoscenza non devono
piacere, devono servire ad aprire la
mente.
Leggendo le opere di Fort
ci si pone molte domande sul destino
dell'umanità, ma riflettendoci a fondo
si potrebbe forse concludere che le sue
idee non sono molto lontane dalla
verità...
Oggi come oggi, tra i
profeti delle assurdità e gli scettici
ad ogni costo, preferisco sicuramente
l'archivista dell' impossibile, Charles
Hoy Fort.
In fondo, come diceva
Edgar Allan Poe nella sua poesia A Dream
Within a Dream...: "Tutto quel che
vediamo, quel che sembriamo / non è che
un sogno dentro ad un altro
sogno..."
In Italia, per quanto ne
so, non sono mai state pubblicate opere
di Fort, che sono praticamente
sconosciute (alla Biblioteca Nazionale di
Roma non c'e niente sui suoi lavori,
sarà anch'esso un fenomeno fortiano?).
Nonostante questo, so che esiste una
Società Fortiana Italiana, ma per
mancanza di fonti ho preferito non
parlarne.
P.S: Se qualche
spericolato editore fosse interessato a
pubblicare i lavori di Fort, mi scriva
alla redazione di RiLL: sarei ben felice
di curare la collana.
Bibliografia
Le opere di Charles Fort,
edito in inglese dalla Parabook;
Il Mattino dei maghi, di
Pauwels e Bergier, Mondadori.
Inoltre mi sono avvalso di
molto materiale presente su internet
(grazie Edo!).
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